IL VERO PENTIMENTO

(2° Samuele 12:1-24)

Una delle parole chiavi che nella Bibbia troviamo letteralmente dalla Genesi all’Apocalisse è “pentimento” o, se vogliamo “ravvedimento”. A livello di linguistica biblica vi sono tre termini che indicano la conversione, il pentimento, ed il ravvedimento. Rimandiamo l’analisi filologica e cerchiamo di analizzare il pentimento-ravvedimento di Davide: genuino, semplice, profondo… per questo efficace.

Il segreto della chiesa di oggi  è quello di ritrovare il vero pentimento, quello sincero, che porta frutto, che produce qualcosa di concreto nella vita di tutti i giorni, proprio come avvenne per Davide. Non ci riferiamo ad una professione verbale di peccato, né ad un misero mea culpa privo di sentimento, ma a qualcosa di viscerale, che viene dal profondo del cuore fino ad arrivare anche sulle nostre labbra. Scansando quindi l’esempio di Esaù che pianse ma non si ravvide (Eb. 12:17), spieghiamo le nostre forze per ritrovare questa benedetta realtà della vita cristiana, unica via di fuga per l’odierna chiesa impenitente ed inconvertibile.

1. Il vero pentimento porta la Croce

Davide era così lontano dal desiderare la morte del bambino, come invece in tali circostanze fanno alcuni, che pregava con fervore per la sua vita. I veri penitenti portano la croce. Gesù disse: “Se uno vuol venire dietro a me, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”. I veri penitenti sono quelli che non si esimono dalle responsabilità della croce, coloro che hanno preso un impegno e lo portano a termine. Davide aveva preso l’impegno di portare questa  croce e lo fece:

Senza lagnarsi

Non sentiamo Davide lagnarsi, ma pentirsi per i propri peccati.. Il penitente non è colui che si lagna dei propri peccati, ma che si pente per i  propri peccati!!!

Senza pentirsi

I penitenti sono una cosa, i pentiti sono un’altra… Davide non si è pentito di essersi pentito!!! L’unica cosa della quale il penitente si dovrebbe pentire è di non essersi pentito prima!!!

Senza rimpiangere

Sembra di capire dal testo che Davide non rimpianga i momenti bui passati prima di aver confessato il proprio peccato. Paolo esorta a dimenticare le cose che stanno dietro (Fil.3:12-14). Quale carcerato rimpiangerebbe la propria cella dopo esser uscito di prigione??? (1Pt. 2:9; Ef. 5:8; Col. 1:13)

2. Il vero pentimento porta alla Croce

Non è assolutamente vero che si passa dal Golgota solamente una volta nella vita. V’è un passaggio esclusivo, ma non definitivo. Davide tornò al Signore, si prostrò davanti alla Sua presenza. I penitenti sono quelli che passano ogni giorno dalla croce. Il vero pentimento:

Ricorda la croce

La croce non è qualcosa da far cadere nell’oblio. Ogni giorno dobbiamo ricordare la croce, come evento unico, incomprensibile, metastorico.

Onora la croce

Onorare la croce significa predicarla, testimoniarla, difenderla (1Cor. 1:18).

Si vanta della croce

Il vero pentimento non si vergogna della croce, anzi…(Gal.6:14)

3. Il vero pentimento porta alla casa del Signore

Il vero pentimento porta direttamente ed inesorabilmente nella casa di Dio…Andò nella casa dell’Eterno e vi si prostrò, come Giobbe quando udì della morte dei suoi figli. Andò a riconoscere la mano di Dio nell’afflizione, per umiliarsi davanti ad essa e sottomettersi alla sua santa volontà, ringraziare Dio perché Egli stesso era stato risparmiato e la sua iniquità era stata perdonata. I veri pentiti saranno assidui alla casa del Signore per recuperare il tempo perduto. Il penitente vive il proprio pentimento:

Nella chiesa

Essa non solamente luogo di festa, ma anzitutto di ravvedimento (At. 2:26).

Per la chiesa

Per essere un membro forte e corroborare gli altri con la profondità del proprio pentimento (2 Cor. 1:6).

Con la chiesa

Nella comunità non vi sono penitenti ed assolventi, tutta insieme la chiesa si pente dei propri peccati di ieri, di oggi e di domani!!! (At. 4:31).

4. Il vero pentimento porta la comunione fraterna

Nonostante il momento difficile, l’isolamento di Davide durò poco tempo. Quella odierna è una generazione che soffre di un isolazionismo cronico. Alla prima difficoltà, perplessità, incomprensione, ci si isola da tutto e da tutti. La Bibbia ed i fratelli che ci hanno preceduto ci ricordano che la comunione fraterna non è qualcosa da coltivare solamente per passare il tempo o scambiare inutili pettegolezzi, ma è una mutua partecipazione sia delle gioie che dei dolori: “Portate i pesi gli uni degli altri”. Nella difficoltà ci si unisce, non ci si isola!!! (1Cor. 12:26; Pr.18:1).

5. Il vero pentimento porta la certezza della vita eterna

Un’espressione forte di Davide ci fa riflettere su una realtà fondamentale: il vero pentimento mette in noi la certezza di vivere sempre con il Signore per l’eternità (Gv. 3:32;Fil. 1:23): “Io me andrò a lui” (v:23). Il vero pentimento porta ad una vera conversione e chi si converte incontrando il Salvatore non ha dubbi riguardo al suo destino eterno nella Gerusalemme celeste. Paolo chiama la morte un “guadagno” (Fil. 1:21), poiché per chi ha conosciuto il Signore la morte rappresenta la luce dopo le tenebre, il riposo dopo la lotta, la consolazione dopo le lacrime, la santità dopo il peccato, il morire non è una sconfitta, un abisso, una perdita, per il credente morire è guadagno. Gesù disse: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà mai” (Gv. 11:26).